Dogme#41: Lonely Child  

di Pascal Robitaille
Canada 2006, Beta, 50'

Con l’imprimatur di Lars Von Trier, ecco il quarantunesimo film girato secondo le regole del dogma danese. Lonely child è l’opera prima di un promettente giovane canadese di cui sentiremo parlare: Pascal Robitaille. A metà strada tra la celebrazione del corpo adolecente alla Gus Van Sant e la curiosità esplorativa delle periferie che un pò ricorda Pasolini. Un piccolo gioiello di semplicità: cinema delle emozioni, con pochi mezzi e tante idee, decisamente la rivelazione stilistica di questa edizione. La storia è semplice: William ha una piccola telecamera digitale, con la quale gira in continuazione. Registra la sua vita, ricordi apparentemente insignificanti, in una sorta di video diario. Innamorato del giovanissimo e sensuale Médéric, parte con lui per una gita al lago, per incontrare altri amici. Uno sguardo intenso che va dritto al cuore, una riflessione autentica sul vivere adolescenziale post-post moderno. Same generation of love.



L'editoriale di Silvia Bottani

Esperimenti DOGMA

Due pellicole presenti in rassegna nascono sotto il rigido segno del Dogma: Dogme#41: Lonely Child di Pascale Robitaille e Dogme#37: Gypo di Jan Dunn.

Di cosa si tratta? Il Dogma è sostanzialmente un movimento, concepito nel 1995 a Copenaghen dai registi Lars Von Trier, Thomas Vintenber, Soren Jacobsen e Christian Levring. E’ una rivoluzionaria dichiarazioni d’intenti, scaturita dal bisogno di “riformare” la prassi cinematografica, alla ricerca di una forma più democratica e che prenda le distanze da cinema mainstream, considerato inesorabilmente decadente.
Non tutti i film Dogma hanno trovato distribuzione, ma quelli usciti hanno suscitato un dibattito accesissimo, dividendo il pubblico tra detrattori e sostenitori. Le regole del Dogma impongono di sottostare a dettami molti precisi durante la concezione e la realizzazione dell’opera, tra cui la scelta del formato digitale per le riprese, la rinuncia a qualsiasi apparato che “falsifichi” il risultato (luci di supporto, effetti speciali, movimenti di macchina predeterminati e così via), addirittura la rinuncia a scegliere un genere a cui poter riferire la pellicola. Insomma, al bando polizieschi e fantascienza, alle ortiche filtri e post produzione e tutto quello che, in qualche modo, rende il cinema spettacolo.
Ovviamente, per quanto interessante e provocatoria, la tesi del Dogma si è scontrata immediatamente con le proprie, stesse autolimitazioni. Per quanto sembrino semplificare o depurare l’atto di realizzare un film, tali regole applicate diventano ostacoli a tratti insormontabili e gli stessi autori hanno in più occasioni aggirato o rinunciato ad attenersi al manifesto, come nel caso dello straziante musical Dancer in the Dark, con Catherine Deneuve e Bjork, girato da Von Trier. Senza contare le complesse implicazioni legate alla riflessione sulla natura stessa del cinema, nel quale realtà e finzione appaiono in costante rapporto dialettico, intrecciate quasi a formare l’elica del DNA del cinema.
In questa prospettiva, pensare di poter rinunciare all’elemento di fiction per riformare il cinema assume una valenza tutt’altro che secondaria; le opere del Dogma, quindi, più che dare una soluzione ai quesiti che pongono, sono domande aperte, rivolte a spettatori chiamati ad essere parte attiva e critica dello spettacolo. Se ancora di spettacolo si può parlare.
 

 Tra i titoli più importanti vanno ricordati Festen di Thomas Vinterberg, Mifune di Soren Jacobsen, Idioti e la trilogia Dogville, Manderlay e Il grande capo di Lars Von Trier).

Silvia Bottani


Link correlati:

Sito ufficiale del Dogma '95


Il manifesto

"Io giuro di sottomettermi al seguente corpo di regole delineate e confermate da DOGMA 95:
1) Le riprese devono essere fatte dal vero. Non devono essere utilizzati scenografie e set (se è necessario per la storia un particolare elemento scenografico, si deve scegliere una location in cui è già presente quell’elemento).
2) Il suono non deve mai essere prodotto separatamente dalle immagini e viceversa (la musica non deve essere usata a meno che non si senta nell’ambiente in cui si svolge il film).
3) La cinepresa deve essere a spalla. Sono concessi tutti i movimenti (e l’immobilità) che si può ottenere a mano (il film non deve svolgersi dove è piazzata la cinepresa; le riprese devono avere luogo dove si svolge il film).
4) Il film deve essere a colori. Non sono concesse illuminazione speciali. (Se c’è troppa poca luce per impressionare la pellicola la scena deve essere tagliata o si può attaccare una singola torcia alla cinepresa).
5) Il lavoro sulle ottiche e sui filtri è proibito.
6) Il film non deve contenere azioni superficiali (omicidi, armi ecc. non devono comparire).
7) È proibita l’alienazione temporale o geografica (cioè il film deve avere luogo qui e ora).
8) I film di genere non sono accettabili.
9) Il formato del film deve essere Academy 35 mm.
10) Il regista non deve essere accreditato.
 
*Mi impegno inoltre come regista a evitare il gusto personale! Non sono più un artista. Giuro di non creare un’"opera", poiché ritengo l’istante molto più importante del tutto. Il mio fine supremo è costringere la verità a uscire dai miei personaggi e dalle mie ambientazioni. Giuro di fare ciò con tutti i mezzi disponibili e a discapito di ogni considerazione di buongusto o di carattere estetico.
 
*Pronuncio a questo modo il mio VOTO DI CASTITÀ. *Copenhagen, lunedì 13 marzo 1995



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