DJego

Nato nell’estate del ’76, a cavallo fra la morte del rock progressivo, i primi e ultimi rigurgiti del punk, la proto new wave e gli sperimentatori elettronici tedeschi, Diego Palazzo vive un’infanzia confusa nella Milano da bere, ascoltando Genesis e Police. Dopo il rock, il pop e qualche incursione jazzistica che nel 2000 lo porteranno a fondare insieme all’amico Piergiorgio Pardo la band avant-pop Egokid, l’incontro con l’elettronica più danzereccia avviene con la scoperta di Bjork nei primi anni ’90. Ma si consolida solo più tardi quando l’amico Matteo, invaghitosi di un sedicente produttore electro veneto cosmopolita, lo costringe a un tour de force fra house, techno e ebm. Data la naturale tendenza ad assorbire come una spugna i gusti dei suoi amici, e ormai rassegnatosi all’idea di non avere un’identità propria, Diego decide di diventare DJego, per dar sfogo all’ennesima ossessione compulsiva indotta. Fra droghe sintetiche assunte con il contagocce (il nostro è ipocondriaco), e pile di cd-r (il vinile lo spaventa come maneggiare vasi Ming) l’irsuto dj guadagna il consenso di amici, parenti e passanti, studiando un mix di tech-house, elettro funk teutonico, italo disco e minimal, fra sgommate di synth e beats ipno-caotici, al grido di “Vynil Sucks!”